Questa sezione è stata suggerita da Dominic Foti (dal Canada). Riportare
le poesie che abbiamo appreso durante l'infanzia e le scuole elementari
stuzzica i nostri ricordi e ci fa rivivere momenti felici vissuti nella
spensieratezza di quegli anni.
Recitando quelle poesie imparate a memoria nei primi anni di scuola,
riemergono ricordi che ci possono aiutare a vivere meglio la frenetica
vita odierna.
La spigolatrice
di Sapri
Luigi Mercantini (1857)
Eran trecento, eran giovani e forti, e
sono morti!
Me ne andavo al mattino a spigolare,
quando ho visto una barca in mezzo al mare: era una barca che andava
a vapore;
e alzava una bandiera tricolore;
all'isola di Ponza s'è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s'è ritornata ed è venuta a terra; sceser con l'armi, e a
noi non fecer guerra.
Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra,
ma s'inchinaron per baciar la terra,
ad uno ad uno li guardai nel viso;
tutti aveano una lagrima e un sorriso. Li disser ladri usciti
dalle tane,
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
«Siam venuti a morir pel nostro lido.»
Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro un giovin camminava
innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: «Dove vai, bel capitano?»
Guardommi e mi rispose: «O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella.» Io mi sentii tremare tutto
il core,
né potei dirgli: «V'aiuti 'l Signore!»
Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare.
Due volte si scontrar con li gendarmi, e l'una e l'altra li
spogliar dell'armi;
ma quando fur della Certosa ai muri,
s'udirono a suonar trombe e tamburi;
e tra 'l fumo e gli spari e le scintille
piombaro loro addosso più di mille.
Eran trecento, e non
voller fuggire;
parean tremila e vollero morire;
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a lor correa sangue il piano:
fin che pugnar vid'io per lor pregai; ma un tratto venni men,
né più guardai;
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Dai ricordi d'infanzia di
Domenic Foti.
Foglie
gialle
Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle,
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino?
Da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?
( Una filastrocca di Trilussa )
Ciao e tanti saluti a
tutti i paesani in particolare a Ntony
du barru!
Domenic Foti (Toronto
Canada)
SERA DOPO LA PIOGGIA
Addensa vapori
la valle
e d'umida
terra profuma.
Sui tetti
tra tegole gialle
il primo
comignolo fuma .
Proruppe
la pioggia, improvvisa
nel
vespro. Correndo, dai campi
tornò con
il gregge la Lisa
nell'orrida luce dei lampi.
Adesso su
tutta la piana
respira
profonda la quiete.
Si leva,
là, vicina, lontana,
la nebbia
dell'ore più chete.
Tra gli
alberi, il bosco assopito
fiammelle
di lucciole aduna.
Silente il
mio borgo romito
s'addormenta in un quarto di luna.
Dai
ricordi d'infanzia di Domenic Foti, dal Canada,
che invia
un caro saluto a tutti gli stefanaconesi.
“Ti
sei stancata di portare il mio peso,
ti sei stancata delle mie mani,
dei miei occhi, della mia ombra.
Le mie
parole erano incendi
le mie parole erano pozzi profondi.
Verrà
un giorno,
un
giorno improvvisamente,
sentirai dentro di te
le orme dei miei passi
che si allontanano ...
e quel
peso sarà il più grave”.
(Nazim
Hikmet)
X AGOSTO
di Giovanni Pascoli
San Lorenzo, io
lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
Valentino
di Giovanni
Pascoli
Oh! Valentino vestito di
nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo che ai piedi provati dal rovo
porti la pelle de' tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: invece
costa il vestito che ti cucì.
Costa; ché i piccioli tutti ci spese
del tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d'un mese
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
che le galline cantavano, un cocco,
per l'aia, un cocco un cocco per te!
Poi le galline chiocciarono e venne
marzo, e tu, magro contadinello,
restasti a mezzo, così con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:
come l'uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta, e non sa
ch'oltre il beccare, il cantare, l'amare,
ci sia qualch'altra felicità.
Gruppo di lavoro: Dominic Foti (Canada), G. B. Bartalotta.